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LE STRAVAGANZE DEL CONTE

“E MUSICISTI SE PERDONO DINT O’ VIENTO “

La figura di Domenico Cimarosa è al centro di numerose operazioni di riscoperta e di valutazione da parte di musicologi e musicisti negli ultimi anni.

E’ stato ineguagliato autore di opere comiche fino all’avvento di Gioacchino Rossini. Di lui tessero lodi personaggi come Goethe, Stendhal, Verdi, D’Annunzio e lo stesso Rossini. Il suo genio si è espresso anche nelle sonate per fortepiano, nelle produzione sacra e nella musica da camera, di cui è uno dei maggiori esponenti del ‘700.

Le stravaganze del conte è il titolo della prima opera rappresentata da Cimarosa a Napoli nel 1772. La vicenda di questo corto s’immagina ambientata nel 1800, anno in cui il compositore fu esiliato dal regno di Napoli per aver composto un inno repubblicano durante la rivoluzione del 1799. La trama, accompagnata rigorosamente dalle composizioni geniali del musicista, ipotizza un suo breve soggiorno ad Aversa, prima di partire alla volta Venezia, destinazione finale del suo esilio.

Nella sua città natale è ospite di padre Mauro, prete di provincia, costretto a mettere a freno le stravaganze di un Cimarosa ormai cinquantenne, deluso da una condanna ingiusta.

Il ritorno ai luoghi dell’infanzia riaccende, come un’interferenza, il contatto con quella povertà, dimenticata da anni, e sintetizza il senso della rivoluzione napoletana e le contraddizioni di quel concetto di nobiltà, messo in discussione dal secolo dei lumi. Ironia della sorte, ad Aversa,

Cimarosa è scambiato proprio per un conte, lui, nato povero e cresciuto senza titoli, che ha fatto della musica la sua unica nobiltà.

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